20 May 2012

Turismo: una risorsa da liberare

Pubblicato il 16. mag, 2011 da nuovafinanza in Economia, Sistema Italia

Turismo: una risorsa da liberare
Fontana di Trevi - Roma

di Ignazio Abrignani*

 

Il settore turistico italiano è una tra le eccellenze del nostro Paese. Il ruolo che il turismo riveste nell’ambito dell’economia nazionale è testimoniato da alcuni dati molto significativi: circa il 10 per cento del Pil italiano, indotto compreso, è afferibile al turismo; a disposizione del pubblico ci sono quasi 33mila alberghi con più di 2 milioni di posti letto, a cui si devono sommare le altre tipologie ricettizie (villaggi, campeggi, agriturismi, bed&breakfast); con oltre 40 milioni gli arrivi turistici internazionali l’Italia si colloca fra le destinazioni al vertice della graduatoria mondiale del turismo.

Una prima considerazione riguarda la modifica rilevante che sta interessando il settore. Secondo una recente indagine Istat (Viaggi e vacanze in Italia e all’estero 2010, febbraio 2011) nel 2010 si assiste, a esempio, a un cambiamento profondo nelle modalità di organizzazione del viaggio e i comportamenti dei consumatori, cambiamento di cui il legislatore sta tenendo conto nelle riforme su cui mi soffermerò in seguito.

A seguito delle crisi che successivamente si sono abbattute sul settore (dalle pandemie al terrorismo, dalle emergenze atmosferiche all’aumento del prezzo del petrolio, e infine alla generale crisi economica finanziaria del triennio 2007-2009) il mercato si è rimodulato. Si assiste a una generale ripresa dei flussi in ambito globale (+ 6,7% secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo relativi al 2010), ma tale ripresa non è omogenea. Velocità diverse si registrano tra i Paesi delle economie emergenti (Medio Oriente, Asia, Pacifico) e l’Europa dove l’uscita dalla crisi è più lenta. In definitiva l’Europa come destinazione turistica è una destinazione “matura”.

In un contesto in rapida evoluzione con Stati che si propongono come nuovi attori nell’offerta turistica, il governo italiano ha posto il settore turistico tra i punti fondamentali del programma di rilancio strutturale dell’economia nazionale, massimizzando il contributo che il turismo è in grado di apportare, forte di quei nostri incomparabili asset quali le bellezze paesaggistiche, architettoniche e culturali che rendono l’Italia unica al mondo.

Il governo presieduto da Silvio Berlusconi e la maggioranza che lo sostiene si sono posti il problema della governance del settore reintroducendo il ministero. Si è poi cercato di risolvere i problemi sorti con le riforme che hanno modificato il Titolo V della Costituzione e, al contrario di altri settori, non hanno garantito quei vantaggi auspicati. Il turismo italiano, pur con le molteplici peculiarità e differenziazioni, deve essere visto come un insieme unitario. L’idea di lasciare il turismo tra le materie residuali di competenza regionale si è dimostrata un errore non soltanto sul piano istituzionale; pesanti sono state infatti le ripercussioni negative per le imprese e per tutto il sistema. Basti pensare che la frammentazione dell’offerta turistica ha inciso non poco sulla competitività italiana.

Nell’ambito di un disegno complessivo, molto positivo deve essere visto il pieno coinvolgimento delle Regioni attraverso l’istituzione del Comitato Stato-Regioni.

Le linee di intervento riguardano anche gli assetti legislativi secondo uno schema che prevede la semplificazione e il coordinamento delle norme che con il tempo si sono stratificate creando un vero e proprio caos normativo. Da qui l’avvio del percorso per l’approvazione del Codice del turismo in virtù di una delega a suo tempo concessa dal Parlamento. Non si tratta di un semplice riordino, ma una vera e propria riforma del settore, con l’obiettivo di tutelare il turista, aiutare le imprese, stimolare la riqualificazione dell’offerta turistica nell’ottica di una maggiore competitività del sistema Italia.

L’articolato, proposto dal governo e di prossima approvazione, individua le competenze statali, disciplina le professioni turistiche coniugando i principi di liberalizzazione e apertura del mercato con l’esigenza di salvaguardare e valorizzare le specifiche professionalità, riordina e adegua la disciplina in tema di strutture ricettive prevedendo misure di semplificazione ed accelerazione delle procedure di apertura e operatività di tutte le strutture ad esempio con l’introduzione dello sportello unico, dedica l’intero titolo IV alle agenzie di viaggio, introducendo nuove forme di garanzia anche di tipo assicurativo, definisce le tipologie dei prodotti turistici individuandone i relativi circuiti di eccellenza (turismo di montagna, del mare, dei laghi e dei fiumi, religioso, enogastronomico, termale e del benessere, dello sport e del golf, congressuale, giovanile, culturale), affronta gli aspetti privatistici con un apposito capitolo ai contratti tra turisti e operatori, infine riordina gli organismi pubblici operanti nel settore del turismo per favorirne una maggiore sinergia. Uno sforzo rilevante, non solo per la quantità di energie profuse, ma anche per il metodo di lavoro posto alla base degli interventi che ho sommariamente descritto. Un approccio concreto, che guarda alla realtà turistica e alla valenza strategica che può giocare per la crescita e lo sviluppo dell’Italia.

*Vicepresidente dell’Osservatorio parlamentare sul turismo. Membro della X Commissione della Camera (Attività produttive, commercio e turismo)

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