7 February 2012

Cicerone e gli investimenti

Pubblicato il 03. set, 2010 da nuovafinanza in Attualità

Cicerone e gli investimenti

E’ proprio vero, siamo il Paese dei conflitti di interesse !! Nessuno si allarmi, non abbiamo alcuna intenzione di parlare di politica, del nostro premier, delle case vista Colosseo di ministri dimissionari, e via discorrendo. Ognuno la vede come vuole, e una regola aurea impone di non parlarne proprio mai, al pari delle squadre di calcio: si vedrebbero scenette simpatiche dove l’indifendibile diverrebbe degno delle migliori arringhe possibili e dove la squadra che ormai arranca nelle serie inferiori meriterebbe senza dubbio la partecipazione alla Champions League. Ciò che in questi ultimi giorni attira invece l’attenzione è il monito che la Consob, l’organo di vigilanza delle società quotate e in generale di quello che accade sul mercato finanziario domestico, ha lanciato nei confronti dei primi cinque gruppi bancari in Italia. “Il budget aziendale prevale sugli interessi dei clienti” ha tuonato la massima autorità di controllo, richiedendo conseguentemente alle banche oggetto dell’invettiva di provvedere apportando i dovuti correttivi ai comportamenti adottati contro gli  gli altri principali quotidiani ha smascherato il segreto di pulcinella. E quindi ci risiamo, una volta di più. Evidentemente non sono bastati gli accadimenti del passato più o meno recente, vedi situazioni come quelle di Parmalat, dei bond argentini, delle obbligazioni Lehman Brothers e dei mutui subprime che con qualche alchimia finanziaria sono stati impacchettati e infilati nelle tasche degli ignari risparmiatori, per far cambiare l’andazzo. Si potrebbe obiettare che le banche sono aziende come le altre, e quindi devono fare utili. Vero, anzi, verissimo, ma non dimentichiamo una cosa fondamentale. Il risparmio è un bene fondamentale, per il proprio sostentamento e quello famigliare come per il passaggio generazionale, per l’andamento dell’economia come per il puro e semplice diritto di goderne anche, perché no, spendendolo. Il risparmio è così importante che la sua tutela è perfino sancita costituzionalmente (art. 47) e basterebbe questo per fa sì che chi si occupa di risparmio, e quindi di investimenti che del risparmio sono una delle più dirette conseguenze, dovrebbe avere un’accortezza che travalica qualsiasi concetto di utile aziendale. Ma questo, a quanto pare, continua ad essere un’anomalia irrisolta e una lontana chimera tutta italiana. Gli investimenti sono cose troppo serie per essere trascurati o per essere manovrati da chi persegue interessi personali più che quelli di chi glieli ha affidati. Bello sarebbe non trovare più clienti che hanno investito la liquidazione in obbligazioni Parmalat e prima ancora, lo stesso cliente (e forse è un piccolo e triste record) l’eredità paterna in obbligazioni argentine. Bello sarebbe che gli stessi investitori spendessero qualche ora del loro tempo per informarsi, confrontare proposte e attori, valutare con calma e solo dopo decidere chi delegare nella gestione delle proprie risorse finanziarie. Bello sarebbe che, una volta per sempre, si mettesse in atto l’elementare principio di affidare a professionisti seri, preparati, e terzi perché liberi da conflitti di interesse, la gestione di un bene tanto prezioso quanto vitale; professionisti che ovviamente dovranno essere costantemente monitorati affinchè rispondano alle indicazioni fornite dal cliente stesso. Bello sarebbe che tutti noi recuperassimo le reminescenze scolastiche e che finalmente la storia diventasse davvero maestra di vita.

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